Coriandolo

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Il Coriandolo (Coriandrum sativum), conosciuto anche con il nome di “Prezzemolo cinese”, è una pianta erbacea annuale originaria dei paesi del Mediterraneo orientale. Il Coriandolo appartiene alla famiglia delle Ombrellifere e viene coltivato in tutto il mondo. La parte maggiormente utilizzata come erba aromatica è rappresentata dai semi, che sono caratterizzati da un aroma delicato e caldo, con un lieve sentore di nocciola e sottofondo di agrumi. Seppur in misura minore, anche le foglie sono diffuse nella gastronoma asiatica e medio-orientale. Il Coriandolo si colloca tra le erbe più conosciute al mondo fin dai tempi antichi. Il suo utilizzo come pianta aromatica e medicinale era così apprezzato da rappresentare un’offerta votiva raffigurata già nelle tombe egiziane. Anche in epoca romana il coriandolo era molto diffuso e veniva usato sia per conservare i cibi, pestato e miscelato con sale e aceto, sia in alcune ricette: Apicio per esempio, famoso cuoco dell’Antica Roma, proponeva il “coriandratum”, una ricetta a base di coriandolo per condire le pietanze.

Il coriandolo si presenta come una pianta alta circa 60 cm con un fogliame leggero, con piccole ombrelle di fiori bianco-rosati, che terminano con piccoli frutti giallastri delle dimensioni di piccoli grani. Le ombrelle devono essere raccolte la mattina quando sono ancora umide di rugiada per evitare che si aprano; si deve poi riunirle in mazzi e farle essiccare appendendole in luoghi al riparo della luce del sole; al termine dell’essiccatura devono essere battute e infine si separano i semi. La radice della pianta di coriandolo è sottile e poco ramificata, le foglie sono alterne e caratterizzate da un odore molto pungente, che scompare una volta essiccate.

Una curiosità legata al nome di questa spezia è il motivo per cui oggi chiamiamo coriandoli i pezzetti di carta colorata che per tradizione vengono lanciati a carnevale: nel Rinascimento per festeggiare il carnevale venivano lanciati confetti che spesso consistevano in semi di coriandolo glassati con lo zucchero. Col passare dei secoli questi dolcetti si sono trasformati fino a diventare i dischetti di carta che conosciamo oggi, ma ne hanno comunque mantenuto il nome.

Il coriandolo, seppur di origine mediterranea, viene usato soprattutto nella cucina indiana e nella cucina latinoamericana; in Europa è tornato in auge in tempi recenti, probabilmente grazie anche alla diffusione delle tradizioni culinarie di paesi lontani. Il coriandolo trova numerosissimi impieghi culinari: grazie al suo aroma dolce e delicato può essere aggiunto in molte preparazioni gastronomiche senza coprire il gusto delle pietanze. Il coriandolo è presente in alcuni insaccati come salsicce e mortadelle, insaporisce carne, pesce e verdure, ma profuma anche biscotti e confetti. I semi di coriandolo macinati costituiscono uno degli ingredienti del curry e del “garam masala”, una miscela di spezie molto usata nella cucina indiana, sud americana e nella cucina orientale in genere. Nell’Europa centrale il coriandolo viene usato per insaporire e aromatizzare le marinate di cacciagione, le salamoie, i funghi, i sott’aceti e i prodotti da forno; inoltre il coriandolo è perfetto per insaporire zuppe, minestre, legumi e verdure, in particolare cavoli e crauti. Da provare è l’accostamento con altre spezie ed erbe aromatiche come il pepe e il timo, per dare un tocco esotico al riso bollito, o con la noce moscata per insaporire il purea di patate. Il coriandolo trova anche applicazione nell’industria dei liquori, per aromatizzare il gin e l’antico liquore Chartreuse, dal caratteristico sapore speziato e pungente. In particolare Cannamela sceglie solo coriandolo di alta qualità, controllato e selezionato nei Paesi di origine, in modo che vengano preservate durante la raccolta e le varie fasi del processo di essicazione tutte le note aromatiche che ne caratterizzano il profumo e il suo tipico sapore.

Il coriandolo viene impiegato fin dalla più remota antichità (sin dal 5000 a.C.) come pianta ricca di virtù: dagli Egizi, dagli Ebrei, dai Greci e dai Romani. Secondo Plinio, noto scrittore romano, mettendo alcuni semi di coriandolo sotto il cuscino al levar del sole, si poteva trarre beneficio contro i mali più comuni. Ai giorni nostri il coriandolo può trovare alcune applicazioni in fitoterapia (nota pratica che prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante utili per le loro proprietà): la droga viene ricavata dai frutti maturi e i suoi costituenti principali sono olio essenziale (costituito principalmente da linalolo), flavonoidi e steroli. Un recente studio scientifico pubblicato sul Journal of Medical Microbiology (vol. 60, pagg. 1479-1486, ottobre 2011) attribuisce all’olio essenziale di coriandolo proprietà antibatteriche, suggerendone un possibile impiego nelle formulazioni antimicrobiche. L’infuso di coriandolo, unito all’acqua del bagno, può essere impiegato come stimolante e aromatizzante per attenuare il senso di fatica. Per uso esterno l’olio essenziale di coriandolo è largamente utilizzato per la profumazione di cosmetici.